Goccia dopo goccia…

22

…il vaso trabocca.
Sapete quando proprio ne avete le palle piene di tutto e di tutto e vorreste solo isolarvi?
Chiamiamolo “livello 1 d’incazzatura”.
Oltre questo, si arriva al punto estremo di voler estinguere ogni presenza umana dalla faccia del pianeta; questo si chiama “livello 2 d’incazzatura”.
Il mio attuale livello credo sia giunto a quota 10.
Io, in questa vita, voglio fare solo cinque cose: leggere, scrivere, pensare, dormire e scopare.
Mi concedo una sesta cosa, che sarebbe lavorare per mangiare.
Attenzione, non lavorare per guadagnare soldi con i quali comprare da mangiare: intendo proprio lavorare per ottenere il cibo.
Quindi, tradotto, può voler dire: avere un po’ di terreno e coltivare da me quello che occorre.
Non voglio pulire i cessi dove cagano gli stronzi, non voglio vendere smartphone a emeriti cerebrolesi, non voglio sfamare luridi grassoni con prodotti OGM.
Non voglio i soldi per pagare bollette, tasse e servizi accessori.
Non voglio niente di tutto questo.
Voglio solo che, qualche femmina a parte, mi stiano tutti alla larga e non si aspettino niente da me in quanto involontario membro di una società che detesto e che vorrei estirpare, dal più potente politico al più infestante parassita.
Ne ho i coglioni pieni in maniera irreversibile e permanente.
Voglio vivere per me e solo per quello che piace a me: tutti gli altri si fottano con la mia benedizione.

Vittorio Tatti

Annunci

14/09/2017: solo un giorno come gli altri

26

Tutto procede lineare, immutabile, inemotivo, noioso, prevedibile: l’apice intellettivo della settimana è una bolletta da pagare, poi arriverà un altro Lunedì e si ricomincerà dall’inizio.
Scrivere non ha alcun senso, perché non c’è alcuna emozione da esternare, nessun dolore da sfogare, nessuna nostalgia da rimembrare, nessun desiderio da invocare.
Leggere è solo l’ennesima e inutile fuga in un mondo che distanzia sempre più la fantasia dalla realtà, lasciando a quest’ultima l’ingrato compito di ospitare le mie carni.
Il meteo sembra dire: “stanno arrivando l’autunno e il freddo, ma quando era estate e faceva caldo non hai combinato un cazzo, quindi ora ti dovrai arrangiare aspettando Maggio dell’anno prossimo”.
Vaffanculo: al tempo, alla realtà, al meteo.

Vittorio Tatti

Calamita (o calamità?) umana

25

Avete mai avuto la sensazione di essere una sorta di calamita vivente in grado di attirare unicamente le persone sbagliate?
Tralasciando i parenti (visto che non si possono scegliere…), probabilmente vi sarà capitato almeno una volta di litigare con qualche compagno di classe o collega di lavoro; da lì la fatidica domanda: “ma perché capitano tutti a me?”.
Da un punto di vista statistico non è colpa di nessuno: siamo in tanti (troppi!) su questo pianeta, quindi è normale che capiti di conoscere persone che ci stanno sui coglioni.
Quando questo problema sorge anche in altre interazioni sociali, come l’amicizia o l’amore, inizia davvero a farsi largo il sospetto che ci sia una sorta di maledizione capace di attirare a noi le persone sbagliate.
Personalmente metto l’amore sopra ogni cosa, di conseguenza credo sia naturale che, ritenendolo così importante, vada costantemente alla sua ricerca.
Apro una parentesi: per me è amore quando c’è attrazione sia mentale sia fisica; se manca uno dei due elementi è amicizia o scopamicizia; chiudo la parentesi.

Ho 41 anni e sono single, ci siamo fin qui?
Avendo la libertà di frequentare chi voglio mi viene saltuariamente l’impulso, per aggiornare le mie conoscenze virtuali/reali, di pubblicare annunci vari sui siti di chat e compagnia bella.
Specifico sempre che cerco l’amore ma, a seconda della “serietà” del sito in questione, mi concedo anche il lusso di rimanere aperto ad altre possibilità (intanto che me ne faccio della castità?).
È proprio qui che nasce il mio dilemma iniziale: perché attiro le persone sbagliate?
Definizione di “sbagliata”: ragazza 18enne (+/-) single oppure donna 40enne (+/-) fidanzata/sposata.
Può capitare a tutti di essere contattati da quella giovane che, per pura curiosità, si mostri interessata a conoscere uno più maturo; allo stesso modo ci sta anche che quella sposata, in un momento di noia, abbia voglia di una scappatella.
Il punto è questo: perché non mi contattano MAI donne coetanee single?

18enni arrapate single?
Sì, ma ovviamente non potrei iniziare una relazione sentimentale con loro.
40enni arrapate sposate?
Sì, ma nemmeno con loro potrei avere una relazione sentimentale.
La 40enne arrapata single, a quanto pare, è estinta.
La lista di amiche e/o scopamiche si allunga (non che sia un problema: dopo aver ottenuto quello che vogliono spariscono quasi tutte), ma quella dell’amore rimane perennemente in bianco.
Non dico che preferirei essere ignorato (anzi…), ma non mi dispiacerebbe tornare a concentrarmi su un’unica persona e smettere di dover ricominciare la ricerca dall’inizio.
A parte tutto, continuo a non avere una risposta alla mia domanda: perché mi cercano solo quelle sbagliate?

Vittorio Tatti

Tema scolastico

8

Dopo aver letto il post di Penny ho deciso d’improvvisarmi studente e scrivere anche io un “tema” sull’argomento.
Per fortuna non devo preoccuparmi del voto di qualche professore piddino (dovrebbe essere considerato bullismo a tutti gli effetti), così sono libero di esprimere il mio personale pensiero senza incorrere in infantili e disoneste ritorsioni scolastiche.

Maturità 2016, Traccia tipologia D – Tema di ordine generale
«Il confine indica un limite comune, una separazione tra spazi contigui; è anche un modo per stabilire in via pacifica il diritto di proprietà di ognuno in un territorio conteso. La frontiera rappresenta invece la fine della terra, il limite ultimo oltre il quale avventurarsi significava andare al di là della superstizione contro il volere degli dèi, oltre il giusto e il consentito, verso l’inconoscibile che ne avrebbe scatenato l’invidia. Varcare la frontiera, significa inoltrarsi dentro un territorio fatto di terre aspre, dure, difficili, abitato da mostri pericolosi contro cui dover combattere. Vuol dire uscire da uno spazio familiare, conosciuto, rassicurante, ed entrare in quello dell’incertezza. Questo passaggio, oltrepassare la frontiera, muta anche il carattere di un individuo: al di là di essa si diventa stranieri, emigranti, diversi non solo per gli altri ma talvolta anche per se stessi.»
(Piero ZANINI, Significati del confine – I limiti naturali, storici, mentali – Edizioni scolastiche Mondadori, Milano 1997)

A partire dalla citazione, che apre ad ampie considerazioni sul significato etimologico-storico-simbolico del termine “confine”, il candidato rifletta, sulla base dei suoi studi e delle sue conoscenze e letture, sul concetto di confine: confini naturali, “muri” e reticolati, la costruzione dei confini nella storia recente, l’attraversamento dei confini, le guerre per i confini e le guerre sui confini, i confini superati e i confini riaffermati.

Quando usciamo per andare al lavoro, recarci a scuola, fare la spesa, pagare le bollette o anche solo per divertirci, lo facciamo con un fine comune a tutti: svolgere il relativo compito e tornare a casa appena possibile.
Casa nostra è, a tutti gli effetti, la nostra prima patria, e i suoi muri sono confini invalicabili che delimitano un’area all’interno della quale decidiamo noi chi può entrare e chi no.
Fin dalla preistoria gli ominidi hanno reso indispensabile la creazione di una zona accessibile solo a conoscenti selezionati, sia per difendersi dai predatori sia per poter dedicare parte del proprio tempo al riposo, al nutrimento, alla conservazione di suppellettili, allo sviluppo intellettivo, all’applicazione delle arti rupestri e alla custodia della prole; servendosi di tane e nidi, anche nel resto del regno animale è una pratica assai diffusa e comune.
Cosa nasconde, quindi, il significato della moderna e civilizzata proprietà privata?
Prima di tutto: protezione e isolamento dal mondo esterno, generalmente popolato da invasori ostili e feroci.
Nessuno biasimerebbe un proprio simile se, nel tentativo di difendere la famiglia, facesse tutto il possibile per evitare all’intruso di penetrare in casa; del resto, solo un malintenzionato eviterebbe appositamente di suonare il campanello per chiedere temporanea ospitalità al padrone di casa, esigendo invece di appropriarsi di qualcosa che non gli appartiene.
Può, una Nazione, diventare la casa di un intero popolo autoctono?
Essendo l’essere umano un animale sociale, sì.
L’assenza di un barriera fisica e la sola gestione amministrativa di un confine politico, consente implicitamente chicchessia a superare quest’ultimo senza debita autorizzazione?
Logicamente, no.
Può, quindi, diventare moralmente legittima la difesa – anche con l’uso della forza, se necessario – dei confini nazionali?
Teoricamente si potrebbe rispondere di sì, ma qualcuno non è d’accordo.
Non è d’accordo chi ha in mente un progetto utopico fondato sulla creazione di un’unica etnia, volta a dare vita una nuova versione dell’essere umano maggiormente manipolabile e priva di quelle diversità in grado di renderlo ancora un individuo a sé stante.
Intanto, però, chi comanda abita in ville sempre più grandi e sempre più protette da avanzatissimi sistemi d’allarme; chi si arroga il diritto di concedere volutamente lo sconfinamento nazionale per opera di invasori stranieri, dovrebbe coerentemente spalancare le porte di casa propria e offrire ospitalità ai bisognosi.
Esiste un detto molto poco politicamente corretto, ma che sintetizza alla perfezione l’atteggiamento morale di tali ipocriti benpensanti: “sono tutti froci col culo degli altri”.

Se non siete professori piddini, potete dare il voto al “tema”.

Vittorio Tatti